Un veleno insidioso sta infettando le fibre del nostro Paese. Un veleno di lunghissima latenza che per cinquant' anni aveva provocato solo manifestazioni epidermiche e apparentemente residuali perché neutralizzato da anticorpi ancora vigorosi. Anticorpi elaborati da valori che apparivano vivi e ormai metabolizzati nel corpo della Nazione: la Costituzione nata dalla Resistenza, la Repubblica e le sue istituzioni, la Storia patria, dal Risorgimento al Dopoguerra, caratterizzato dalla conquista, lungamente attesa, dell' unità d' Italia, della libertà e della democrazia. Ebbene questo patrimonio si presenta oggi per i più svuotato di senso, da molti rinnegato, ignoto alle giovani generazioni cui l' eredità culturale non è stata trasmessa, vissuto con pavida nostalgia da chi dovrebbe difenderlo. «Ben scavato, vecchia talpa», diceva Carlo Marx e così potrebbero ripetere desolati quanti fra noi si sono invano impegnati perché il cosiddetto revisionismo non si traducesse in svalutazione dissacrante del senso storico e non secernesse una melma grigia dove tutto si parifica e confonde, le vittime e i carnefici, chi si è battuto per la libertà e chi si schierò per la dittatura e il razzismo, chi credette in un' Italia «una e indivisibile» e chi la sfasciò in nome di un ingiurioso federalismo d' accatto. Il dissolversi dei valori fondanti è trasceso ad un certo punto in una vile tolleranza verso comportamenti quotidiani un tempo impensabili: ci si può impunemente «pulire il sedere col tricolore», calunniare ostentatamente la magistratura, buttare due stampelle in faccia a una senatrice novantenne, sputare i «vaffa» e gli insulti più biechi verso gli avversari politici. La spiegazione è che si tratta al massimo di intemperanze innocue, volgarità cui non prestare attenzione. Così tutto è permesso o si è lasciato pensare che lo sia. Anche assaltare le caserme della polizia e le stazioni dei carabinieri (tra l' altro il Carabiniere è stato per un secolo e mezzo uno dei simboli più rispettati e cari agli abitanti di ogni borgo e paese). Se non cogliamo, infatti, la connessione tra la trama di fondo e gli ultimi eventi, scambiandoli per eccessi di una tifoseria sportiva, si rischia di non capire la natura dell' ondata di violenze che nello spazio di poche ore si sono ripercosse lungo tutta la Penisola. Non siamo di fronte a ricaschi endemici di tifoseria ma ad una forma di squadrismo organizzato che comprende secondo i censimenti dell' intelligence almeno ottantamila giovani organizzati in 63 gruppi di estrema destra e 35 di estrema sinistra, assieme confluenti nell' assalto violento ed eversivo alle forze dell' ordine, considerate il «braccio armato della repressione». Dovrebbe esser chiaro che gli stadi, le curve e le adiacenze urbane, così come i match che vi si giocano, servono solo quale cornice logistica e punto di raccordo dell' eversione. Fin qui alcune analisi già concordano ma, pur con qualche dubbio, vorrei azzardare una ipotesi a più largo raggio che comprende fenomeni ancora non collegati ma che potrebbero «precipitare» come avviene negli esperimenti chimici in una confluente spinta eversivo-squadristica di natura più generale. Si tratta di fenomeni localizzati ed altri più estesi. Tipico il caso del leader veneto dei no-global «disubbidienti», Luca Casarini, che ha subito lanciato un messaggio di piena adesione agli «arditi» partiti all' attacco delle caserme. «Di fronte alla violenza delle forze dell' ordine - ha proclamato - non si possono fare discorsi a compartimenti stagni. E' un problema di indignazione generale a prescindere dalla collocazione politica». Lo spartiacque fra le estreme sembra ormai più apparente che reale. Sono consapevole che molti lettori non saranno d' accordo ma in questo panorama di nuvole e nembi che minaccian tempesta collocherei anche il magma coagulatosi attorno agli slogan di Beppe Grillo. In opposizione ad Eugenio Scalfari (con cui concordavo pienamente) un paio di mesi orsono tanti difesero quegli slogan come insofferenza legittima contro una cattiva politica. Quanti si fermarono a quel giudizio non colsero che l' esperienza memore delle generazioni precedenti è in questo caso più vigile e percepisce che mai, come in questo caso, «il mezzo è il messaggio». Il «vaffa», l' urlo d' incitamento all' odio personale lanciato davanti a migliaia di persone, l' insulto sanguinoso contro questo o quell' uomo politico hanno un solo precedente nella storia d' Italia, lo squadrismo fascista. Allora era il «me ne frego», l' epiteto di «cagoia» sbattuto in faccia al presidente del Consiglio, Nitti, dai legionari fiumani, l' olio di ricino per riempire di merda gli avversari ed esaltare le camice nere. Qualcuno dirà che esagero e, sinceramente, lo spero. Mi sforzerò, comunque, di chiarire meglio: non credo in un disegno globale, in una centrale dell' eversione. Né mi sembra azzeccato il paragone della Digos che paventa un ritorno del terrorismo. Temo, per contro, l' addensarsi di turbolenze di segno diverso, facilitato da altre componenti fin qui non abbastanza considerate. La prima, di carattere strutturale, è l' influenza organizzatrice spontanea che ha acquisito, soprattutto nel mondo giovanile, la rete web. Internet, i siti, le e-mail trasmettono, mobilitano, organizzano, esaltano tecnologicamente i nuovi militanti, i loro seguaci, gli adepti potenziali. Dal centro delle città al più sperduto paese un movimento può esplodere da un momento all' altro. Leader fino alla vigilia ignoti si fanno largo. L' urlo telematico diventa un' arma impropria, potente e irresponsabile. Nel contesto fin qui tratteggiato è emerso da poco un fatto politico non sufficientemente valutato, il sorgere della Destra ad opera di Francesco Storace, con l' apporto pieno di Silvio Berlusconi che alla maxi assemblea dell' Eur ha abbracciato il transfuga di An con una esclamazione di una sincerità non smentibile: «Il mio cuore vibra con voi!». Tra un osanna di viva il duce, saluti romani, rivendicazione delle origini e sberleffi contro gli ex camerati «in pellegrinaggio a Gerusalemme per maledire il fascismo». Solo la Comunità ebraica ha manifestato la sua indignazione a cui Berlusconi ha risposto rivendicando la sua amicizia per lo Stato di Israele, dimostrando così di non comprendere neppure che di ben altro si tratta. E cioè dell' antisemitismo fascista, delle leggi razziali, della sua connivenza con Hitler e, più in generale, della sua natura dittatoriale e oppressiva che riguarda non solo gli ebrei ma tutti gli italiani. Naturalmente i soliti osservatori, «mitridatizzati» di fronte ad ogni nefandezza, come abbiamo accennato all' inizio, si sono precipitati a ridurre l' evento alla realpolitik berlusconiana per tener tutti assieme contro la sinistra, senza guardar troppo per il sottile, avvalorata dall' esigenza di riportare all' ovile con la minaccia Fini e Casini. Può essere ma può anche sussistere in quella «vibrazione del cuore» qualcosa di più. Berlusconi è uomo di intuiti che segue senza remore culturali e ideali. Gli impulsi di pancia precedono in lui il pensiero elaborato. Nessuno come lui fa politica esprimendo il massimo dell' antipolitica. Oggi è assai probabile che intraveda ancor meglio di noi la natura dei moti più o meno spontanei in atto, attribuendogli un segno che può essere a lui favorevole. Chi più di un mago mass-mediatico può interpretare la fenomenologia di interconnessioni emotive tanto casuali, rapide e diffuse quali quelle che abbiamo elencato o quella che si è prodotta dopo l' assassinio della povera signora Giovanna Reggiani alla stazione di Tor di Quinto che nello spazio di poche ore ha portato alla convocazione di un consiglio dei ministri, alla emanazione di un decreto e alle spedizioni squadristiche contro lavoratori romeni che non c' entravano nulla? Tutto può fare da miccia per incendi non prevedibili e rapidissimi. Ma la minaccia può rivelarsi utilizzabile per chi «sente» il corso del vento. E il vento può dargli le ali mentre gli altri bruciano. Metafore a parte le pulsioni eversive si sono altre volte rivelate nell' agire berlusconiano. Anche la recente intimazione al presidente della Repubblica perché sciolga le Camere e indica nuove elezioni, sulla base dei cinque milioni di firme che Forza Italia afferma di poter raccogliere nei gazebo di Dell' Utri e della Brambilla, conferma la tendenza a trascendere dalle norme istituzionali. L' eversione non è sempre violenta. Se poi emergono movimenti eversivi e violenti, lui sarà il più adatto a dirigerli ad una conclusione vantaggiosa in nome del potere e della stabilizzazione. Nella storia d' Italia il precedente esiste. Un' ultima osservazione, di necessità rapida, concerne il perché tanta rabbia e protesta dilaghino in strati crescenti delle masse giovanili. Il disagio e la precarietà vengono fatti risalire agli effetti della globalizzazione e non può che essere così. Quando dalla Cina all' India, dall' Indonesia al Brasile si creano, pur tra mille contraddizioni, centinaia di milioni di nuovi posti di lavoro, l' Europa e l' Italia più degli altri non può che scontarne lo scotto. Si può rispondere in due modi: aprirsi alla concorrenza con più libertà e liberismo, più meritocrazia e capacità innovativa per conquistare mercati e lavoro (sulla carta la ricetta del partito democratico) oppure chiudersi a riccio, ostacolare il più possibile l' immigrazione, puntare al protezionismo (sulla carta la ricetta Tremonti-Berlusconi-Bossi). L' una o l' altra scelta portano a comportamenti individuali e collettivi opposti, a politiche divergenti, ad esiti di segno inverso. I governi deboli sono destinati ad essere sballottati tra l' una e l' altra scelta. Solo una democrazia forte e libera è in grado di elaborare e guidare una risposta vincente. O avremo un inedito Berlusconi-ter?
-MARIO PIRANI
-MARIO PIRANI

Nessun commento:
Posta un commento